Un articolo di Giusy Lullì su n. 1 della rivista FARE l'insegnante
Adozione progressiva: il “Cronoprogramma”
Le NIN per la scuola Primaria, adottate formalmente con il Decreto Ministeriale n.221 del 9 dicembre 2025, stanno per entrare ufficialmente in vigore con l’avvio del nuovo anno scolastico 2026/2027. Il vecchio impianto, IN 2012, dovrà cedere il passo al nuovo seguendo un’articolazione temporale e delle modalità ben definite:
- Anno Scolastico 2026/2027: le NIN si applicano esclusivamente alle Classi Prime. Le classi dalla seconda alla quinta continuano a seguire le IN 2012
- Anno Scolastico 2027/2028: applicazione alle Classi Prime e Seconde, con la sola deroga speciale per la Terza Primaria che dovrà anticipare le NIN solo per la disciplina Storia: questo serve a riallineare i contenuti cronologici che ora estendono lo studio della Storia oltre l’Impero Romano d’Occidente già alla Primaria
- A regime completo: la transizione si completerà definitivamente nell’Anno Scolastico 2030/2031, quando l’intero ciclo della Primaria, dalla prima alla quinta, utilizzerà solo le nuove linee guida.
La “tenuta” delle NIN alla Primaria segue dunque un’applicazione graduale e progressiva, anno dopo anno. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) ha strutturato questa transizione per non stravolgere la continuità didattica, affiancando temporaneamente le vecchie indicazioni del 2012 alle nuove.
Come cambia la didattica? Meno nozioni, più profondità
Le NIN 2025 per la scuola Primaria ridefiniscono profondamente l’impianto curricolare puntando su un forte equilibrio tra conoscenze e competenze riducendo la frammentazione nozionistica a favore di un apprendimento più profondo ed essenziale. Si riduce la quantità di programmi dispersivi per puntare su conoscenze essenziali studiate con maggiore cura. Non cancellano la libertà metodologica dei docenti, ma ridefiniscono i binari dei curricoli di istituto introducendo elementi chiave: ritorno alle conoscenze, per cui le conoscenze teoriche fondamentali sono reintegrate come base imprescindibile per sviluppare competenze reali, al fine di superare il puro “competenzismo”; in Italiano, scrittura manuale e corsivo, dunque forte focus sulla scrittura manuale e anche sulla memorizzazione di testi/poesie, sull’ortografia, sulla lettura di testi più lunghi, sul riassunto, come strategie cognitive e di problem-solving; in Matematica e Scienze, potenziamento STEM e informatica, cioè centralità del problem-solving legato a contesti reali e prime intuizioni di pensiero computazionale: in sostanza, viene introdotto lo studio strutturato del pensiero logico, della programmazione (coding) e un primo approccio all'Intelligenza Artificiale fin da piccoli; patto educativo: viene formalizzata una forte corresponsabilità tra scuola e famiglia nella valutazione e nel percorso dello studente.
Cosa devono fare i Collegi dei Docenti?
I dirigenti e i Collegi dei docenti sono chiamati a rielaborare il Curricolo Verticale d'Istituto. I Traguardi per lo sviluppo delle competenze e gli Obiettivi Specifici di Apprendimento (OSA) per la terza e la quinta elementare restano vincolanti, mentre i contenuti specifici e i metodi didattici rimangono in capo alla libera scelta della comunità professionale della scuola. La transizione non è un mero adempimento formale, ma una rimodulazione graduale che entrerà formalmente in vigore dal nuovo anno scolastico 2026/2027 partendo dalle classi prime; deve poi focalizzarsi sui pilastri metodologici del nuovo testo: la centralità della persona, il potenziamento delle discipline scientifico-tecnologiche (STEM), l'educazione emotiva e relazionale, e una profonda riorganizzazione temporale della Storia. Non occorre riscrivere l'intero curricolo dalla prima alla quinta in un unico momento. Solo, ovviamente, per le classi prime i Collegi docenti sono costretti a una revisione profonda e immediata del PTOF.
Quale “tenuta”?
La tenuta “metodologica” e “strutturale” del curricolo della scuola Primaria, con le NIN 2025, si gioca su un delicato equilibrio tra continuità con l'impianto del 2012 e l'innesto di forti elementi prescrittivi e innovazioni contenutistiche. L'impianto metodologico e strutturale del Curricolo e i suoi possibili sviluppi si articolano nei seguenti punti chiave:
- La tenuta strutturale: robustezza strutturale a doppio livello, mantenendo alcune cose e modificandone altre. Resta, infatti, intatta l'architettura fondata sull'autonomia scolastica. Lo Stato fissa i Traguardi di sviluppo delle competenze, vincolanti alla fine della quinta primaria, e gli Obiettivi Specifici di Apprendimento (OSA) alla fine della terza e della quinta classe. Le scuole mantengono la libertà di declinarli nel proprio curricolo di istituto. Le competenze attese e gli OSA sono tassativi; al contrario, i nuclei di conoscenzestoriche, geografiche o scientifiche esplicitati nel testo sono indicati prevalentemente come caldamente suggeriti, lasciando margini di flessibilità alla progettazione didattica. Relativamente alla Continuità verticale, viene impresso un legame più fluido e unitario nell'asse Infanzia-Primaria-Secondaria di Primo Grado, puntando su una reale transizione formativa e sul concetto di corresponsabilità scuola-famiglia tramite un esplicito "patto educativo". Dunque, la struttura abbandona l'ipertrofia dei contenuti per concentrarsi su una progressione lineare e verticale: un curricolo più alleggerito, essenziale, e focalizzato su nuclei fondanti che evitano la dispersione disciplinare; è strutturato un raccordo esplicito e guidato tra i Campi di esperienzadella Scuola dell'Infanzia e le Discipline della Scuola Primaria, garantendo il passaggio graduale verso l'astrazione e i traguardi di competenza; è rimarcato l’ancoraggio alle Competenze chiave europee (Raccomandazione 2018) introducendo per la prima volta dei chiari Obiettivi generali del processo formativo
- La tenuta metodologica: l'aggiornamento non è solo formale, ma introduce contenuti specifici che modificano la prassi quotidiana della scuola Primaria con novità di contenuto impattanti sulla metodologia: il focus sulle discipline STEM e l’Informatica richiede l'introduzione del pensiero computazionale e dell'informatica fin dai primi anni, abbinati a un forte potenziamento della didattica laboratoriale (esperienze concrete, problem solving). La ridefinizione della Storia costituisce uno dei punti di maggiore discontinuità strutturale: per evitare la frammentazione dei programmi tra Primaria e Secondaria, la cronologia degli argomenti è stata anticipata e rimodulata. Non a caso, per l'anno scolastico 2027/2028 l'adozione delle nuove linee di Storia sarà anticipata obbligatoriamente alle classi terze. Il ritorno alla centralità dei processi cognitivi lenti, dal punto di vista metodologico contrappone al mito della “velocità digitale” la scrittura intesa come attivatore della coordinazione oculomotoria, dell'attenzione al dettaglio e dello studio approfondito. La metodologia del Riassunto e la relativa valorizzazione dell’esercitazione alla pratica del riassunto, sposta il carico cognitivo dell'alunno dalla creazione ex novoalla manipolazione, riscrittura e sintesi di un testo esistente. Con l’Inclusione secondo l'UDL (Universal Design for Learning) si supera definitivamente la logica puramente compensativa delle difficoltà. La metodologia richiede la progettazione a monte di ambienti di apprendimento accessibili a tutti (secondo i principi dell'ICF e dell'UDL), sfruttando anche realtà aumentata e intelligenza artificiale per azzerare le barriere. Viene posto un chiaro focus sulla Dimensione Relazionale ed Emotiva: la metodologia didattica non può prescindere dalla formazione integrale dell'alunno. Vengono considerati centrali lo sviluppo delle competenze sociali, la gestione non violenta dei conflitti e l'educazione al rispetto (life skills). E ancora, la metodologia didattica deve essere “trasversale”, integrando lo sviluppo delle competenze sociali ed emotive, l'alfabetizzazione finanziaria (all'interno delle discipline STEM) e la cura del pianeta. In sostanza, dal punto di vista metodologico, le NIN 2025 impongono una forte svolta verso l'interdisciplinarità e la centralità della persona.
Le sfide della “transizione”: come potrebbe andare?
Il dibattito pedagogico e nel mondo scolastico è molto acceso rispetto ai probabili e possibili scenari sulla reale “tenuta” di questa Riforma nei prossimi anni. Luci e ombre, rilevabili da questo più che vivace clima di attesa e di scommesse, si accavallano e si sovrappongono di continuo nei tentativi vari di delineare un orizzonte definito, sufficientemente plausibile e per nulla verosimile. Le perplessità emergenti e/o certi moderati entusiasmi si concentrano fondamentalmente su due domande alle quali si cerca, con una certa obiettiva urgenza, di dare risposta: cosa funzionerà bene? Cosa, invece, rischia di vacillare?
Diversi i punti di forza emergenti, ai quali tuttavia si contrappongono altrettanti punti di criticità…
La gradualità dell’applicazione che prevede l’introduzione della Riforma a partire dalle Classi Prime tutela, certamente, la continuità delle Classi intermedie già avviate con le Linee del 2012; per contro, l’ipertrofia dei testi e la burocrazia e, quindi, le troppe e stringenti raccomandazioni didattiche, alla lunga rischiano di appesantire la progettazione del docente. L’aggiornamento dei saperi attraverso l’allineamento con le Competenze europee del 2018 e l’inserimento delle STEM rispondono concretamente alle urgenze reali della società attuale; tuttavia, l’adeguamento dei libri di testo per le Classi Prime ha costretto le case editrici e costringe i docenti ad una corsa contro il tempo per l’aggiornamento dei materiali. La centralità della didattica attiva attraverso l’esplicito richiamo alla metodologia del laboratorio e dell’apprendimento basato sull’esperienza, se da una lato valorizza le migliori tradizioni della scuola Primaria Italiana, dall’altro deve fare i conti con una formazione dei docenti parecchio a macchia di leopardo, spesso essenziale e, in diversi casi, anche inadeguata: in assenza di una riforma ordinamentale delle ore scolastiche, la tenuta metodologica dipenderà interamente dalla qualità della formazione in servizio attuata dalle singole scuole, sfida non di poco conto se si considera che è proprio questo il vero tallone di Achille della scuola italiana, oggi, al netto di tutto!
In sostanza, si può già affermare che il Curricolo, dal punto di vista “strutturale” potrà tenere e godere di apprezzabile salute in quanto non smantella l’impianto della scuola dell’autonomia.
Orizzonti nebulosi ed incerti, invece, sembrano profilarsi relativamente alla tenuta “metodologica”: quanto più i team-docenti avranno la capacità di non subire il testo come un adempimento burocratico, tanto più se ne potrà accreditare il successo. Occorre puntare all’equilibrio tra conoscenze e competenze affrontando la transizione con una solida riprogettazione interna focalizzata sulla verticalità e sulla trasversalità delle nuove competenze. L’approccio migliore da adottare, per far dialogare nel modo più efficace e funzionale possibile i traguardi prescrittivi delle NIN 2025 con le pratiche didattiche e le competenze chiave, è certamente la Progettazione a ritroso (PaR), metodo che parte dagli obiettivi finali e dalle competenze attese per costruire il percorso didattico quotidiano. Partire dunque dalla definizione dei traguardi, quindi dal Profilo dello studente delineato dalle Indicazioni Nazionali per il curricolo 2025, per stabilire cosa l’alunno deve saper fare alla fine del Ciclo; stabilire quindi le prove e i criteri di valutazione autentica capaci di dimostrare il raggiungimento della comprensione profonda (Evidenze di competenza); infine, pianificazione dell’esperienza, dunque progettazione delle Unità di Apprendimento, delle lezioni e delle attività quotidiane necessarie per traghettare gli studenti verso gli obiettivi.
Concludendo, mentre le Riforme vanno e vengono, alla scuola e ai docenti l’onere e l’onore di rinforzare “le fondamenta” a quei “piani superiori” presentati come “ready to live” ma che, spesso, di fatto non lo sono.









